Time machine.

- UTC Tempo Universale Coordinato.

Tutti i lanci in video:


Space Shuttle Missions Database - Tutti i dati sulle missioni Shuttle
Se avete domande su argomenti spaziali chiedetemi tranquillamente senza farvi problemi: cercherò di rispondere a tutti.

Iscrivetevi alla Newsletter, edizione italiana del Jonathan's Space Report, inviando una richiesta al mio indirizzo email.

venerdì 31 ottobre 2008

STS-119 News 1.

Iniziamo il notiziario per la missione Discovery che il 12 febbraio 2009, ormai definitivamente a causa del rinvio della STS-125, partirà per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale.
Dato che Atlantis verrà separato dal serbatoio esterno per le operazioni di manutenzione, in attesa delle decisioni riguardo la STS-125 verso Hubble, lo stack composto dal serbatoio, razzi a propellente solido e piattaforma di lancio verranno preparati per la missione STS-119, soprattutto per ottimizzare i tempi di assemblaggio e migliorare il flusso delle attrezzature dagli stabilimenti di Michoud dove si costruiscono i serbatoi.
Dopo il lancio, la piattaforma 1 (Mobile Launch Platform MLP-1) sarà poi messa a disposizione del progetto Constellation, per la preparazione della missione test Ares I-X.

In figura è rappresentato lo stemma di missione.

Phoenix: aggiornamento.

Il "Lazarus mode" ha funzionato e Phoenix ha risposto alle chiamate da Terra poche ore fa.
Si trova in condizioni critiche, ma non disperate.
Dopo 17 ore di leggera ricarica è riuscito a riattivarsi per le due ore di ricerca del primo orbiter disponibile.
Tutti i dispositivi di bordo sono spenti, compresi, purtroppo, i riscaldatori.

Vediamo gli sviluppi e incrociamo le dita!

giovedì 30 ottobre 2008

Phoenix – Sol 154.

Giovedì, 30 Ottobre 2008

Pasadena, California. - Phoenix Mars Lander la cui produzione energetica fotovoltaica è in continua diminuzione a causa di una tempesta di sabbia, non ha risposto alle chiamate del 29 ottobre sera e del 30 mattina.

Il controllo missione sta supponendo che la sonda abbia attivato il comportamento precauzionale che attiva i trasmettitori per sole 2 ore giornaliere per comunicare con gli orbiter. Se fosse successo questo il ciclo veglia-sonno si sarebbe attivato nel momento in cui le batterie sono scese sotto la soglia minima di funzionamento.
“Ci stiamo coordinando con i team di controllo degli orbiter per inviare a Phoenix delle chiamate il più frequentemente possibile per riuscire ad azzeccare il momento in cui sarà sveglio per rispondere”, ha detto Barry Goldstein manager del progetto al Jet Propulsion Laboratory. “Se riusciamo a ristabilire le comunicazioni possiamo riportare il veicolo in condizione di riprendere il suo lavoro scientifico. Comunque per ben che vada ci vorrà almeno una settimana di lavoro”.
Entrambi gli orbiter, Mars Reconnaissance Orbiter e Mars Odyssey, hanno il team di ingegneri che li controllano proprio al JPL ed alla Lockheed Martin Space Systems di Denver, dove si trovano anche quelli di Phoenix, cosa che facilita il coordinamento per queste procedure.
Attualmente il Sole è al disotto dell’orizzonte per 7 ore a notte e comunque non sale più molto nel cielo marziano.

Ecco l’ultima serie di dati meteorologici ricevuti:
Marte, pianura artica, Sol 151.
Temperatura massima -45°C.
Temperatura minima -96°C.
Cielo scuro con tempeste di sabbia.

Forza Phoenix, puoi ancora farcela...

STS-125 News 21.

Il collaudo del pezzo di ricambio per Hubble al Goddard Space Center è purtroppo fallito e quindi la missione di riparazione slitta avanti nel tempo.
Fortunatamente il telescopio ha ora ripreso a funzionare, quindi l'urgenza ritorna quella precedente al guasto, con la sola aggravante della mancanza del backup del sistema di comunicazione de dati.
Questa situazione comporta il rinvio definitivo della missione di Atlantis che quindi non partirà più a febbraio 2009. A causa di ciò nei prossimi giorni la navetta verrà separata dal serbatoio per ritornare nell'OPF, dato che alcune componenti non sono certificate oltre il marzo 2009, come per esempio i pneumatici dei carrelli che devono subire manutenzione ogni 6 mesi, a prescindere dal loro uso.
Se i problemi al ricambio verranno superati si potrà partire a maggio 2009, ma se - come è più probabile - dovrà essere costruito un nuovo pezzo di ricambio, la missione STS-125 slitterà nel 2010 lasciando via libera alle altre, Ares I-X compresa.

La foto allegata è la prima che Hubble ha inviato dopo il ripristino.
Ripresa con la Wide Field Planetary Camera 2 (WFPC2) rappresenta una coppia di galassie interagenti denominata Arp 147.

STS-126 News 5.

Completato il Terminal Countdown Demonstration Test, l'equipaggio dell'Endeavour può tornare a Houston per gli ultimi preparativi.
Intanto inizia immediatamente la Flight Readiness Review, che deve verificare le potenziali problematiche della missione e dare la conferma finale per il lancio.
Al termine dei due giorni della FRR la data sarà già definitiva, anche se il 5 novembre è prevista una conferenza stampa per stabilire le nuove date per tutto il programma Shuttle anche in vista dell'evoluzione della situazione di Hubble.

Phoenix – Sol 153.

Phoenix è entrato in safe-mode ieri a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche. Una repentina diminuzione di potenza disponibile ed un aumento dell’assorbimento hanno causato un errore che è sfociato in una commutazione sul “Side B” dell’elettronica di comando e allo spegnimento di una delle due batterie di bordo.

Durante il safe-mode il lander interrompe tutte le attività non critiche e attende istruzioni dal Controllo Missione. In poche ore è stato capito il problema da parte degli ingegneri al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e dalla Lockheed Martin di Denver ed è stato inviato il comando di riavvio al caricamento delle batterie.
Si presume che non si sia persa energia utile.

Le condizioni meteo nella zona dell’atterraggio stanno peggiorando sensibilmente e le temperature notturne scendono fino a -96°C, mentre quelle diurne salgono solo fino a -45°C, le più basse riscontrate finora durante la missione. Inoltre una leggera tempesta di sabbia sta imperversando e con l’apporto di una nuvolosità dovuta a nubi di ghiaccio d’acqua, la capacità di generare energia dalla luce solare si sta riducendo molto rapidamente. Le basse temperature hanno causato l’accensione per la prima volta dei riscaldatori delle batterie ed a quel punto è successo il fattaccio.
Le attività scientifiche resteranno sospese nei prossimi giorni per permettere agli accumulatori di ricaricarsi e conservare potenza. Le normali operazioni potrebbero riprendere nel fine settimana.

“Siamo in un momento critico per Phoenix”, ha detto Barry Goldstein manager del progetto al JPL. “Siamo ai tempi supplementari della missione estesa e abbiamo la consapevolezza che la fine potrebbe giungere in qualsiasi istante. Il team di ingegneri sta facendo tutto quello che è in loro potere per mantenere la sonda in vita e raccogliere altri dati, ma a questo punto la sopravvivenza dipende da fattori al di fuori del nostro controllo, come le condizioni meteorologiche”.
L’abilità di comunicare con il veicolo non ha avuto conseguenze, anche se il team ha deciso di cancellare la sessione di invio dati della mattina del Sol 153 per conservare la maggior quantità possibile di energia.

Per quanto riguarda la previsione di spegnimento dei riscaldatori di bordo, è stato deciso di spegnere anche il secondo elemento nella lista. Dopo il riscaldatore del braccio robotico (e del TEGA) è stato spento anche quello delle unità d’innesco pirotecnico, in anticipo sul programma, ma ormai indispensabile a causa del precipitare della situazione.
Rimangono ancora riscaldate la Surface Stereo Imager e la stazione meteo, oltre alle batterie.

mercoledì 29 ottobre 2008

Phoenix – Sol 152.

Alcune domande dirette a Phoenix (su Twitter) hanno avuto risposte molto chiare.
Per esempio l’eventuale uso di generatori RTG (Radioisotope Thermoelectric Generators) al posto dei pannelli solari avrebbe certamente permesso alla sonda una maggiore resistenza all’inverno marziano, ma avrebbe fatto lievitare enormemente i costi.
E anche per quanto riguarda il microfono, può ancora essere attivato grazie al suo consumo energetico irrisorio e all’assenza di un riscaldatore dedicato a causa della non necessità di proteggerlo dalle basse temperature.

Intanto le temperature minime continuano a scendere toccando i -95°C.

Epsilon Eridani, un giovane gemello del Sole.

Gli astronomi hanno scoperto che il sistema stellare di Epsilon Eridani ha due fasce asteroidali ed un anello esterno di materiali ghiacciati che lo rendono molto simile al Sistema Solare.
La fascia interna è gemella di quella del nostro Sole, mentre quella esterna ha circa 20 volte più materiale. Soprattutto è evidente che la presenza di questi anelli implica la presenza di pianeti che li confinano e li formano.
Epsilon Eridani è una stella leggermente più piccola e più fredda del nostro Sole e dista 10,5 anni luce da noi, quindi è la nona stella in ordine di distanza ed è visibile ad occhio nudo. È anche molto più giovane del Sole, ha infatti solo circa 850 milioni di anni.
“Studiare Epsilon Eridani è come avere una macchina del tempo per guardare il Sistema Solare quando era molto giovane”, ha detto Massimo Marengo, astronomo all’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e co-autore dell’articolo sulla scoperta che apparirà sull’edizione di gennaio del The Astrophysical Journal.
L'autore principale, Dana Backman del SETI Institute, è d’accordo, “Questo sistema appare probabilmente nelle condizioni in cui si trovava il Sistema Solare quando la vita compariva sulla Terra”.
Il nostro sistema ha una fascia di asteroidi rocciosi fra Marte e Giove, a circa 3 unità astronomiche di distanza dal Sole. In totale l’intera fascia contiene circa 1/20 della massa della Luna.
Usando lo Spitzer Space Telescope, il team di astronomi ha scoperto un’identica fascia attorno a Epsilon Eridani e proprio ad una distanza di 3 unità astronomiche dalla stella.
Hanno anche scoperto una seconda fascia asteroidale a circa 20 UA dalla stella (equivalente circa all’orbita di Urano nel Sistema Solare) che contiene circa la massa della nostra Luna.
Un terzo anello, composto di ghiaccio, appare esteso fra 35 e 100 unità astronomiche. L’equivalente attorno al Sole si chiama Fascia di Kuiper, anche se quella attorno Epsilon Eridani contiene circa 100 volte più materiale della nostra.
Quando il Sole aveva 850 milioni di anni, i teorici stimano che la Fascia di Kuiper fosse molto simile a quella del sistema gemello. Da allora la maggior parte del materiale della Fascia si è disperso, parte verso lo spazio esterno e parte verso il Sole, provocando un evento conosciuto come Late Heavy Bombardment, il bombardamento che risulta avvenuto su tutti i corpi rocciosi del Sistema Solare circa quattro miliardi di anni fa. È possibile che il sistema di Epsilon Eridani possa subire nel futuro un simile evento.
“Questo sistema è così simile al nostro che è ipotizzabile che possa evolvere allo stesso modo”, ha aggiunto Marengo.
I dati di Spitzer mostrano dei vuoti fra i vari anelli spiegabili con la presenza di pianeti che ne plasmano la forma e la posizione, proprio come i satelliti “pastori” che controllano gli anelli di Saturno.
“La presenza di pianeti è il modo più semplice per spiegare questi vuoti”, ha concluso Marengo.
Nello specifico, tre pianeti con massa compresa fra Nettuno e Giove combacerebbero con le osservazioni. Un pianeta candidato vicino all’anello più interno è già stato rilevato con studi di velocità radiale. Questi studi suggeriscono che questo pianeta orbita su una traiettoria fortemente ellittica con eccentricità di 0,7 ed ha ripulito la parte interna della fascia grazie al suo campo gravitazionale.
Un secondo pianeta dovrebbe essere posto vicino alla seconda fascia asteroidale ed un terzo esattamente a 35 UA, quindi all’inizio della Fascia di Kuiper di Epsilon Eridani. Futuri studi potranno rilevare questi pianeti attualmente invisibili, così come pianeti terrestri che orbitano all’interno della fascia asteroidale più piccola.

L’ Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) nasce da una collaborazione fra lo Smithsonian Astrophysical Observatory e l’Harvard College Observatory.

Nell'immagine una rappresentazione artistica del sistema.
Fonte: NASA.

Lanciato VeneSat-1.

E' partito oggi, in anticipo sul previsto, il VeneSat-1, satellite per telecomunicazioni che raggiungerà l'orbita geosincrona nella posizione di 78° ovest, esattamente sopra l'Ecuador.
Commissionato dal Venezuela, questo veicolo di 3100kg coprirà il centro America con comunicazioni civili e militari per quindici anni ed è costato 406 milioni di dollari.
Il lancio è avvenuto alle 17:53 CET (italiane) dallo spazioporto Xichang Satellite Launch Center con un vettore Lunga Marcia CZ-3B prodotto in Cina.

Phoenix - Sol 147-151.

Per Phoenix iniziano le sfide per la sopravvivenza.
Gli ingegneri a Terra tenteranno di allungare il più possibile la vita della sonda spegnendo progressivamente tutti i componenti meno importanti di bordo.
E iniziano oggi.
Progettato per una vita di 90 giorni, il lander ha superato i 5 mesi di operatività sul suolo marziano. Come previsto, con il progressivo arrivo dell’autunno nell’emisfero settentrionale, i pannelli solari producono sempre meno energia elettrica a causa dell’accorciarsi dei giorni e alla diminuzione dell’altezza massima del Sole sull’orizzonte. Contemporaneamente Phoenix necessita di più energia per il funzionamento dei riscaldatori che permettono alle componenti vitali di resistere all’abbassamento progressivo delle temperature.
“Se non facessimo nulla, arriverebbe prestissimo il momento in cui la domanda energetica giornaliera a bordo supera quella generata in un Sol”, ha detto Barry Goldstein, manager del progetto Phoenix al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. “Spegnendo invece alcuni determinati riscaldatori ed alcuni strumenti, potremo estendere la vita della sonda di diverse settimane e contemporaneamente proseguire con alcuni esperimenti”.
Durante le prossime settimane verranno spenti quattro riscaldatori di sopravvivenza, uno per volta, con l’obiettivo di risparmiare potenza. I riscaldatori servono a mantenere l’elettronica entro limiti di temperatura accettabili e man mano che verranno disattivati, registreremo l’interruzione dell’attività di alcuni strumenti. L’energia risparmiata permetterà però di alimentare la fotocamera e la stazione meteorologica, in modo da prolungarne al massimo il loro funzionamento.

È stato inviato il comando per disabilitare il primo riscaldatore, quello che protegge il braccio robotico, la corrispondente fotocamera e il Thermal and Evolved-Gas Analyzer (il TEGA), lo strumento che analizzava il terreno in piccoli forni per studiarne la composizione per mezzo dei gas che ne scaturivano ad alte temperature. Lo spegnimento di questo riscaldatore risparmierà 250Wh per Sol.
Il team di Phoenix ha parcheggiato il braccio robotico in un punto rappresentativo del suolo e non verrà più raccolto alcun campione di materiale.
Il Thermal and Electrical-Conductivity Probe (TECP), la sonda di conduttività, è stata lasciata inserita nel terreno e continuerà ad inviare i dati di temperatura, umidità e conduttività per diverse settimane, dato che non necessita di un riscaldatore.
Durante la missione il braccio robotico ha scavato e raschiato con successo il suolo marziano e lo ha inserito nei laboratori di bordo.
“Spegniamo questo cavallo di battaglia con la consapevolezza che ha superato di gran lunga le nostre aspettative compiendo tutti i lavori che gli sono stati chiesti”, ha detto Ray Arvidson professore della Washington University di St. Louis.
Quando i livelli di potenza necessiteranno di ulteriori azioni, gli ingegneri al controllo missione spegneranno un secondo riscaldatore, quello che controlla le unità pirotecniche di innesco. Queste unità non sono più state utilizzate dall’atterraggio e il loro spegnimento aggiungerà dai quattro ai cinque giorni all’attività del lander.
Il terzo riscaldatore spento sarà quello della Surface Stereo Imager, la fotocamera principale, e la suite meteorologica. L’elettronica che gestisce la stazione meteo dovrebbe sviluppare autonomamente una sufficiente quantità di calore da permettere la prosecuzione dei lavori.
Infine, quando i tecnici spegneranno il quarto riscaldatore, sarà quello dello scafo e delle batterie.
“A quel punto Phoenix sarà alla mercé di Marte”, ha detto Chris Lewicki del JPL, capo manager di missione.

Gli ingegneri si stanno anche preparando per la congiunzione eliaca, quando il Sole si troverà esattamente fra Marte e la Terra. Fra il 28 novembre ed il 13 dicembre Marte e il Sole si troveranno entro 2 gradi angolari di distanza (nella visuale da Terra) e questo renderà impossibili le comunicazioni. L’invio dei dati proseguirà però su Mars Odyssey e Mars Reconnaissance Orbiter.
Per ora i controllori di missione non sanno ancora prevedere se il quarto riscaldatore verrà spento prima o dopo il black-out.

Nell’immagine la sonda di conduttività nella sua posizione finale.

Phoenix - Sol 145-146.

Situazione Meteo del Sol 146.
Cielo soleggiato con nubi sottili.
Temperatura max. -40°C.
Temperatura min. -90°C.
Pressione atmosferica 7,38 mBar

martedì 28 ottobre 2008

Massi spaziali.

Nelle vicinanze della Terra passano continuamente asteroidi, rocce e massi vari.
C'è un servizio di rilevazione continuo che tiene sotto controllo il "traffico" dei Near Earth Object, la costellazione di compagni di viaggio del nostro pianeta.
E continuamente ci ronzano intorno.
Facciamo un esempio: nelle ultime ore ne sono transitati 4.
- 2007 AE12 ci è passato a fianco a 12km/s, a circa 19'400'000 chilometri.
- 2007 VZ2 è passato a 16km/s, a circa 17'100'000 km da noi.
- 2004 XZ130 (164294) passato a 8km/s, a 16'200'000 km dalla Terra.
- 2003 UW29 ha sfrecciato a 32km/s, passando a 10'300'000 km di distanza.

Non sono distanze propriamente ridotte, ma testimoniano che il Sistema Solare è più che mai attivo e con moltissimo movimento.
Se vi interessano le dimensioni, eccole:
- 2007 AE12 è fra i 340 e i 770 m di diametro.
- 2007 VZ2 è fra i 30 e i 70 m.
- 2004 XZ130 (164294) è da 250 a 560 m.
- 2003 UW29 va da 210 a 480 m.
Inutile aggiungere che se un giorno pensassero di "venirci a trovare", per 3 di loro sarebbe un disastro globale.

Le opzioni possibili per deviarne la traiettoria in caso di collisione imminente sono molte, ma poche realizzabili ed ancora meno quelle efficaci.
Le possibilità di intervenire aumentano in base a quanto anticipo si ha a disposizione e, per quanto riguarda gli oggetti NEO conosciuti, sicuramente si potrà avere un buon margine grazie alle orbite già tracciate e ben definite.
Le cose cambiano radicalmente se si trattasse di un oggetto nuovo e mai visto, perché ci piomberebbe addosso all'improvviso.
Quindi è indispensabile che ci sia un monitoraggio continuo della volta celeste, cosa che ultimamente è decisamente aiutato dall'astronomia amatoriale.
Infatti gli strumenti che possono essere utilizzati dagli appassionati raggiungono ormai un livello qualitativo tale da permettere scoperte di questo tipo.

Aggiornamento.
Non vorrei mettervi ansia, ma un paio d'ore fa c'è stato un altro passaggio ravvicinato.
2008 UR è passato a soli 3'280'000 km ad una velocità di 6km/s ed è 14 metri di diametro.
Normalmente l'allerta scatta quando un oggetto passa ad una distanza minore di dieci distanze lunari, quindi circa 3'850'000 km.

Nell'immagine una rappresentazione artistica. Fonte BBC.

lunedì 27 ottobre 2008

STS-126 News 4.

Dopo aver effettuato il “rollaround” (trasferimento da una rampa all'altra) l’Endeavour è ora sulla rampa 39/A del Kennedy Space Center e può così proseguire la preparazione alla missione. Si sta attualmente installando nella stiva il carico pagante da portare in orbita a bordo della ISS.

È intanto giunto al KSC anche l’equipaggio che deve eseguire tutte le prove e simulazioni di lancio che culminano con il Terminal Countdown Demonstration Test, la prova finale del conto alla rovescia con un test di abbandono rampa sulle teleferiche di sicurezza ed il successivo allontanamento a bordo dei cingolati blindati.

In foto l'equipaggio appena sceso dai jet T-38 della NASA.

Notizie su Hubble.

Definiti e riconosciuti i problemi che, la settimana scorsa, hanno interrotto il riavvio del Telescopio Spaziale Hubble.
È stata riattivata la Wide Field Camera (WFC-2) e i prossimi strumenti che saranno avviati saranno la Wide Field Planetary Camera (WFPC-2), seguita poi dall'Advanced Camera for Surveys (ACS).
Proprio quest’ultima è stata la causa degli ultimi guai, in quanto dopo lo scambio avvenuto senza intoppi fra il Side-A e il Side-B, prima un problema software e dopo uno scompenso elettrico hanno bloccato la procedura.
Di fatto con quest’ultimo turno di attivazioni, i tecnici affermano di essere riusciti a capire e risolvere tutti i problemi che affliggevano Hubble, il quale è già di nuovo operativo.

Per il ricambio del gruppo di comunicazione si stanno eseguendo i test al Goddard Space Center e si spera ancora che possa funzionare.
Il 5 novembre ci sarà una riunione per decidere la data di lancio della missione STS-125 che rimane ancora in ballo fra febbraio, marzo e maggio 2009.

sabato 25 ottobre 2008

Lancio Cinese.

La Cina ha posto in orbita due satelliti per la ricerca con un lancio super segreto dal centro spaziale di Taiyuan, nella provincia Shanxi nel nord-est del grande paese.
I due satelliti erano a bordo di un vettore Long March 4B che è partito alle 3:15 CEST di sabato.
il missile a propellente liquido ha posto il suo carico in un'orbita eliosincrona a circa 600 km di quota. La missione è stato il 53esimo lancio di quest'anno e il sesto per la Cina. E' la terza coppia di satelliti Shijian 6 (l'ultimo lancio era stato nell'ottobre 2006) e dovranno studiare il duro ambiente spaziale, almeno da quanto riferiscono le agenzie stampa cinesi.

Lanciato Cosmo-Skymed 3.

Lancio avvenuto alla perfezione alle 4:28:25 ora italiana di oggi, sabato 25 ottobre.
L'ottantaquattresima missione del vettore Delta II (nella configurazione a due stadi e 4 booster) è andata a buon fine sotto il controllo della United Launch Alliance.

In foto un'immagine spettacolare del lancio.
Fonte: William G. Hartenstein/Boeing.

venerdì 24 ottobre 2008

Pronto al lancio Cosmo-Skymed 3.

Il terzo satellite della costellazione italiana Cosmo-Skymed è pronto al lancio in cima al vettore Delta 2, posto sulla torre di lancio numero 2 della Vandenberg Air Force Base, in California.
Questi satelliti sono nati per il controllo delle risorse ambientali e per la sorveglianza del territorio. Utilizzano un radar ad apertura variabile (X-SAR, X-Band Synthetic Aperture Radar) e sono stati utilissimi ad esempio nelle ultime sciagure naturali, come il terremoto in Cina.
Il sistema prevede un totale di quattro satelliti in orbita polare e il quarto è già in produzione presso Thales Alenia Space.
ULA (United Space Alliance) spera di ottenere anche il contratto del lancio dell’ultimo dopo aver condotto il lancio di stanotte, che avverrà alle 4:28 CEST (italiane).

Nell'immagine il logo dell'ASI.

Completata con successo la Expedition 17.

Rientro senza problemi per i due cosmonauti russi e per il turista americano a bordo della Soyuz TMA-12. La capsula ha toccato Terra alle 5:37 CEST (italiane) presso Arkalyk nel Kazakhstan.
Le squadre di recupero russe erano appostate per controllare il rientro ed hanno raggiunto il veicolo pochi minuti dopo che era entrato in contatto con il suolo. Hanno immediatamente prestato assistenza al comandante Sergey Volkov, all’ingegnere di volo Oleg Kononenko ed al turista Richard Garriott e li hanno trasportati a Star City, vicino a Mosca per le doverose visite mediche e per i rapporti di fine missione.
“La Soyuz è atterrata quasi esattamente dove previsto”, ha detto Rob Navias dal Johnson Space Center di Houston. “L’orario è stato rispettato e la rotta ha deviato al massimo di un paio di chilometri. Anche l’equipaggio ha confermato di sentirsi bene”.
A bordo della Soyuz erano presenti due “figli d’arte”, Volkov, figlio di Alexander, veterano di 3 voli Soyuz e Garriott, figlio di Owen già astronauta sullo Skylab e sullo Shuttle.
“Questa esperienza mi ha soddisfatto, anzi, ha superato le mie attese”, ha detto Garriott, il turista che ha speso 30 milioni di dollari per far parte di questa missione. “Sto già pensando al mio prossimo viaggio, soprattutto perché con questa missione ho cercato di studiare ed analizzare come potrebbero dei privati cittadini contribuire al successo delle missioni spaziali. E su questo argomento ho ancora un sacco di cose da dire!”

Con Volkov ai comandi la Soyuz TMA-12 ha mollato gli ormeggi dal molo Pirs della International Space Station alle 2:16 CEST di questa notte. Un’accensione di frenatura di 4 minuti e 22 secondi alle 4:45 CEST ha poi rallentato la capsula per permetterle, 25 minuti dopo, di tuffarsi nell’atmosfera ed eseguire un rientro da manuale.

Questa operazione di ritorno ha attirato molte più attenzioni a causa della serie di due rientri balistici subiti dagli equipaggi delle Soyuz TMA-11 e 10 a causa del difettoso sgancio dei moduli aggiuntivi della capsula (in particolare il modulo propulsivo). Il rientro non-nominale comporta un alto carico di accelerazione (fino a 10 G) e una discesa “corta”, anche di centinaia di chilometri che causa un inevitabile ritardo alle squadre d’appoggio per l’equipaggio stesso. Per questo rientro erano state predisposte delle squadre sia in prossimità di un possibile rientro balistico che in una posizione intermedia. Fortunatamente non sono servite.

Nell'immagine (NasaTV) la mappa del punto di rientro.

Phoenix Mars Mission vince l’edizione 2008 del Wernher Von Braun Astronautics Engineer Award.

Barry Goldstein del Jet Propulsion Laboratory ha accettato a nome del team di Phoenix, il ventesimo premio annuale dedicato al genio di Von Braun consegnatogli al Davidson Center for Space Exploration nel Marshall Space Flight Center ad Huntsville, in Alabama.
Questo evento rende onore alla memoria di von Braun, uno dei più importanti progettisti di razzi e padre dell’esplorazione spaziale dagli anni ‘30 agli anni ’70. La delegazione di Huntsville del National Space Club, che sponsorizza la manifestazione, assegna il premio ai singoli o gruppi che hanno dato un contributo significativo all’esplorazione spaziale e al primato americano in missilistica ed astronautica.
“È giusto che il manager del progetto Phoenix, Barry Goldstein, riceva il premio in nome del suo team”, ha detto Peter Smith dell'UA Lunar and Planetary Laboratory, appartenente al team di Phoenix. “Barry rappresenta il gruppo di ingegneri aerospaziali che hanno dimostrato la loro eccellenza nella missione fin dal viaggio verso Marte ed anche dopo, una volta che la sonda era giunta a destinazione”.
“Questo premio testimonia che il nostro gruppo ha realmente raggiunto gli ideali di Von Braun”, ha aggiunto Smith. “Ed è grazie al fatto che von Braun ha voluto proseguire nel suo lavoro sulla missilistica che gli uomini sono scesi sulla Luna con la prospettiva di giungere un giorno su Marte”.
Il Phoenix Mars Lander ha raggiunto le pianure settentrionali di Marte il 25 maggio 2008 dove ha studiato la zona artica del Pianeta Rosso per trovare:
- evidenze della presenza di acqua liquida nel passato,
- verifica delle condizioni di abitabilità,
- rilievo del clima e dell’atmosfera attuale.
I laboratori e la strumentazione di bordo hanno testato e analizzato il suolo marziano e il ghiaccio, per scoprirne le proprietà chimiche e minerali. I sistemi fotografici di bordo hanno inoltre inviato a Terra oltre 25'000 fotografie della superficie.

All’inizio di questo mese la Missione Phoenix è stata la destinataria del 2008 Popular Mechanics Breakthrough Award per l’innovazione e nel 2007 aveva già vinto l'Arizona Governor's Innovation Award premio per cui è già finalista anche quest’anno.

Nella foto il premio.

giovedì 23 ottobre 2008

XMM-Newton nuovamente attivo.

Con un atto di forza eseguito da una delle 5 potenti antenne NASA di Goldstone in California, è stato inviato un comando di ripristino alla sonda che si è riportata nell'ultima configurazione sicuramente funzionante (mi ricorda qualcosa...) ed in questo modo le comunicazioni sono state ristabilite.
La decisione è arrivata dopo la flebile risposta ottenuta ieri che ha evidenziato la "presenza in vita" della sonda.

Expediton 17 al termine.

Dopo il passaggio di consegne ufficiale avvenuto ieri sera alle 19:40 CEST (italiane) fra la Expedition 17 e la 18, i preparativi per il termine della missione Soyuz TMA-12 stanno procedendo.

La chiusura del boccaporto fra la ISS e il veicolo Russo avverrà alle 22:45
CEST di questa sera e i tre astronauti Volkov, Kononenko e Garriott molleranno gli ormeggi dalla stazione spaziale alle 2 CEST di domattina.
Dopo le necessarie manovre orbitali dovrebbero toccare Terra nelle steppe del Kazakhstan alle 5:37 CEST circa.

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Avaria alla sonda orbitante Newton.

L’osservatorio orbitante ESA ai raggi X XMM-Newton (X-ray Multi Mirror) ha subito un problema sabato 18 ottobre ed è da allora che si sta cercando di ristabilire le comunicazioni.
Da osservazioni visive per mezzo di telescopi da Terra, è stato verificato che la sonda è fisicamente integra e che quindi non ha subito danni strutturali.
Esclusa quindi la causa dell’impatto con un oggetto durante la sua orbita, le possibili opzioni sono un’avaria ai motori di manovra ed assetto che hanno spostato le antenne fuori direzione (cosa possibile dato che il guasto è apparentemente avvenuto durante uno spostamento di base di controllo a Terra) oppure un qualche guasto delle apparecchiature di bordo.
Per contro è stato ricevuto un flebile segnale dal satellite che dimostra che la sonda è ancora attiva, anche se puntata nella direzione sbagliata.
ESA ha allertato tutte le stazioni di ricezione ed ha richiesto anche l’aiuto del Deep Space Network, la rete NASA per la ricezione dei dati dalle sonde lontane.
La speranza è ovviamente quella di ristabilire il contatto per poter eseguire dei controlli diagnostici e il ripristino delle normali funzionalità.

XMM-Newton è quasi alla fine prevista della vita utile, 9 anni invece dei 10 preventivati, ma i dati che forniva nel campo dei raggi X erano molto importanti, soprattutto per lo studio delle supernove e dello spostamento verso il rosso degli oggetti galattici, oltre alla disponibilità verso la comunità scientifica di pacchetti osservativi per accontentare le proposte più interessanti nel campo dell’astronomia dei raggi X.

XMM-Newton è un gigante da 3800 kg, lungo 10 metri e largo 16 (ai pannelli solari). Ha 3 telescopi in banda X e 5 altri strumenti fra spettrometri, videocamere e un telescopio ottico. Il suo primo nome era “High Throughput X-ray Spectroscopy Mission” (Missione ad Alte Prestazioni di Spettroscopia ai Raggi-X) e venne lanciata il 10 dicembre 1999 dallo spazioporto di Kourou per mezzo di un Ariane 5.

Nell'immagine ESA una rappresentazione artistica della sonda in orbita terrestre.

mercoledì 22 ottobre 2008

Notizie flash.

GOCE.
Altro rinvio, questa volta decisamente più lungo, per la missione europea del Gravity field and steady-state Ocean Circulation Explorer, la sonda che dovrà misurare con estrema precisione il campo gravitazionale terrestre.
Continuano i problemi al lanciatore e la nuova data di lancio non sarà prima del marzo 2009.

STS-126 Endeavour.
Il Payload Canister ha trasportato questa mattina in rampa il carico da installare a bordo della navetta.
Lo spostamento dalla rampa 39/B alla 39/A (definito “rollaround”) potrebbe essere anticipato a domani, giovedì 23, a causa del maltempo previsto per venerdì.
La sistemazione delle piastrelle del rivestimento termico risultate imbrattate sarà eseguita direttamente in rampa dopo il rollaroud. Si stima in un giorno il tempo di esecuzione della riparazione.

Hubble.
Ancora nessuna ipotesi per l’anomalia che si è verificata durante il tentativo di riavvio del circuito di riserva dopo l’anomalia di fine settembre.
È stato uno sbalzo di assorbimento, ma non è ancora stato possibile identificarlo con certezza.
Le investigazioni sono ancora in corso.

Phoenix – Sol 141-144.

Phoenix ha terminato la raccolta dei campioni. Ora inizia l’analisi nelle ultime celle dei laboratori di bordo riempite con il terreno.
Ora sarà una corsa contro il tempo per sfruttare l’energia disponibile, ma in continua diminuzione, per completare tutte le procedure di rilevazioni dei dati dai campioni stessi.
Intanto il braccio robotico approfondisce gli scavi “Upper Cupboard” e “Stone Soup” per fotografare in dettaglio la stratigrafia e creare mappe geologiche della distribuzione dei ghiacci.
“Fondamentalmente stiamo cercando di comprendere la profondità e l’estensione delle ‘piastre’ di ghiaccio per definire come il clima e la geologia guidano la loro formazione”, ha detto Diana Blaney del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.
Nei prossimi giorni, ingegneri e scienziati hanno intenzione di spostare una parte in eccesso di materiale ammucchiato su uno degli imbuti di carico delle celle del Wet Chemistry Laboratory, per eseguire una ulteriore analisi con il microscopio ottico e si tenterà anche di rilevare un modello digitale tridimensionale di una delle rocce presenti vicino al lander, chiamata “Sandman”. Quest'ultima rilevazione sarà eseguita con la fotocamera del braccio robotico.

In foto la sovrastruttura della sonda con gli strumenti scientifici, in alto si vede il terriccio accumulato dal braccio robotico ed il velo di polvere che si è già depositato su Phoenix.

Chandrayaan-1 in viaggio.

Lancio eseguito alla perfezione alle 6:22 locali per la prima sonda lunare Indiana. Con questa missione ISRO diventa la sesta agenzia spaziale ad inviare un veicolo verso la Luna, dopo Russia (quando era ancora URSS), USA, Giappone, ESA e Cina.
Il vettore PSLV-C11 (Polar Satellite Launch Vehicle) costruito dalla Vikram Sarabhai Space Centre ha portato in orbita terrestre in 18 minuti la sonda che impiegherà 5 giorni a raggiungere la Luna e inserirsi in un’orbita polare.
Fra i compiti di questa missione c’è anche il lancio di un componente che colpirà la superficie lunare per analizzare i materiali sollevati dall’impatto.
I dati raccolti dalla sonda verranno utilizzati anche dalla NASA per stabilire i nuovi siti d’allunaggio del programma Constellation.

martedì 21 ottobre 2008

L'India sulla Luna.

La Indian Space Research Organisation (ISRO - agenzia spaziale indiana), sta per lanciare la sua prima sonda lunare, Chandrayaan-1, dallo spazioporto Sriharikota. Lo scopo della missione è la mappatura della composizione superficiale e la verifica della presenza o meno di ghiaccio d’acqua.
Il conto alla rovescia è iniziato lunedì mattina alle 4 locali e le procedure a Terra stanno proseguendo speditamente. Il controllo missione al Satish Dhawan Space Centre (SDSC) sta confermando che il meteo dovrebbe essere ottimale per le 6:20 locali di domattina (le 2:50 italiane), ora alla quale dovrebbe avvenire il lancio del vettore PSLV-C11 che trasporterà la sonda.
Chandrayaan-1 (che significa Nave Lunare) è la prima missione Indiana che va oltre l’orbita terrestre e porta a bordo cinque strumenti indiani e sei stranieri (fra cui di NASA, ESA e Agenzia Spaziale Bulgara).
La sonda del peso di 1304 kg entrerà in orbita lunare a circa 1000 km di quota dopo che il vettore a quattro stadi alto 44,4 metri le avrà fatto raggiungere l’orbita terrestre e l’avrà iniettata nella traiettoria trans-lunare.
Questa missione, del costo di 83 milioni di dollari, sarà seguita entro il 2011 dalla Chandrayaan-2 che dovrà posare sul suolo lunare un rover per raccogliere ed analizzare campioni di terreno.

In foto il trasporto in rampa del vettore (Foto ISRO).

lunedì 20 ottobre 2008

STS-125 News 20 - aggiornato.

Come previsto alle 12:48 CEST (italiane) Atlantis ha iniziato il suo viaggio a ritroso verso il VAB per lasciare posto all'Endeavour, prossima navetta a partire.
Si discute ancora sulla possibile nuova data di lancio per la missione di servizio a Hubble.

Procedure in diretta online qui (a 1200 kbps).

Aggiornamento.
Alle 18:48 Atlantis stava mestamente completando il ritorno (foto) e si affacciava alla porta del Vehicle Assembly Building, dove attenderà con tranquillità che il tempo passi e possa nuovamente tornare in rampa per un lancio a febbraio 2009.
Durante i preparativi per questo Rollback, un'asta metallica dimenticata su una sovrastruttura della rampa, cadeva rovinosamente sulla piattaforma colpendo il serbatoio esterno. Pochi danni, pare solo siano alcune scalfitture sul rivestimento schiumoso del serbatoio, e grazie al rientro nel VAB ci sarà la possibilità di effettuare eventuali riparazioni.

Immagini NasaTV.

Nuovi Satelliti Russi.

La Russia avrà 5 satelliti meteorologici in orbita entro il 2013 ed il primo sarà lanciato già quest’anno. Questo è l’annuncio del Direttore del Centro Idrometeorologico Russo Roman Vilfand.
“Seguendo i programmi dell’Agenzia Federale Roscosmos, invieremo in orbita 5 Meteor-M1 entro il 2013”, ha detto Vilfand. “Il secondo satellite andrà già in orbita entro la prima metà del 2009”.
Ha aggiunto che ad oggi il servizio meteorologico russo deve affidarsi ai satelliti Americani, Giapponesi e Cinesi per le previsioni.
Il costruttore del primo satellite meteorologico Meteor-M1 ha detto di riuscire ad eseguire il lancio entro la fine di quest’anno. La compagnia statale di ricerca e sviluppo VNIIEM afferma che i suoi specialisti hanno già terminato l’assemblaggio del veicolo e sono in fase avanzata dei complessi test di collaudo.

Il Meteor-M1, del peso di 2,7 tonnellate, sarà posto in orbita a 830 km di quota per mezzo di un vettore Soyuz-2 e la sua vita operativa è stimata in sette anni.
Diversamente dai Meteosat (che sono in orbita Geosincrona), questa classe di veicoli vengono posti su orbite quasi polari in configurazione Eliosincrona.

domenica 19 ottobre 2008

Lanciato IBEX.

L’Interstellar Boundary Explorer è un satellite compatto per l’osservazione dell’interazione del sistema Solare con il resto della nostra Galassia.
È partito oggi alle 19:47 CEST (Italiane) per mezzo di un vettore Pegasus XL della Orbital Sciences Corporation aviotrasportato in quota e lanciato da un L-1011 “Stargazer” modificato per questo particolare uso.

La storia di questo lancio inizia un po’ prima delle 19:47:22.64 italiane: il momento T+0 della missione.
L’aereo impiega 58 minuti a portare il suo carico nella posizione giusta, una fascia posta a 10,5° latitudine nord e 167,6° longitudine ovest larga 6 km e lunga 60 posta a nord dell’Atollo Kwajalein. Giunto nella fascia di lancio il razzo viene sganciato – questo è il momento T+0, vedi foto - e dopo 5 secondi, sceso di circa 100 metri accende il motore principale e punta 35° verso l’alto su una rotta ad inclinazione 81,5°. Il primo stadio, un Orion 50S XL, spinge per 1 minuto e 18 secondi dopodiché si spegne. 15 secondi dopo si accende il secondo stadio e il passo successivo, ad ulteriori 45 secondi, viene abbandonata la copertura del carico. Lo spegnimento avviene 2 minuti e 47 secondi dallo sgancio dal velivolo madre. Si passa ad una traiettoria balistica per un po’, fino a quando, a T +5:14 il terzo stadio Orion 38 si avvia ed in 1 minuto e 8 secondi porta IBEX in una prima orbita circolare a 200 km di quota. A questo punto si spegne, inizia un impulso rotatorio da 60 giri al minuto ed a T +8:22 si sgancia dal satellite completando con successo la sua missione. La quarantesima dal 1990.
Da lì in poi IBEX ha un suo motore d’impulso Star 27 che lo porterà ad un’orbita fortemente ellittica con apogeo a 320'000 km e perigeo a 7000 km, orbita che il satellite impiega 8 giorni a percorrere.

IBEX studierà la bolla composta dal vento solare, quel flusso energetico che, sprigionato dalla nostra Stella, viaggia a oltre un milione di chilometri orari e protegge tutto il sistema, creando la zona chiamata eliosfera, riparata dai deleteri raggi cosmici presenti nello spazio interstellare. I dati che raccoglierà permetteranno di capire meglio l’estensione, le dinamiche e se esistono punti deboli in questo “campo di forze” che ci protegge.

Una curiosità: nel logo di IBEX, in basso a destra nella foto, è raffigurato uno stambecco, che è il significato in italiano di Ibex.

Immagine: Orbital Sciences Corp.

sabato 18 ottobre 2008

Notizie flash.

Operazioni sugli Shuttle al KSC.
Rimane invariata la scaletta di operazioni da eseguire nei prossimi giorni sui due Shuttle attualmente in rampa di lancio al Kennedy Space Center. Lunedì 20 ottobre (alle 13 italiane) Atlantis rientrerà nel VAB, mercoledì 22 il carico di Endeavour arriverà alla rampa 39/A dove sabato 25 verrà trasferito anche Endeavour stesso.

Telescopio Fermi.
Questa nuova missione chiamata Fermi in onore del famoso scienziato italiano, ha appena scoperto una Pulsar che emette i suoi lampi come raggi gamma.
Invia tre impulsi al secondo con un’energia 1000 volte superiore a quella del Sole. È posta fra i resti di una supernova esplosa circa 10'000 anni fa, ad una distanza di 4'600 anni luce ed è stata chiamata CTA-1.
Il telescopio Fermi impiega circa 3 ore ad eseguire una scansione completa del cielo e sofferma la sua attenzione sui vari punti che splendono di in radiazione Gamma.

ESA Lunar Robotics Challenge.
È una competizione europea per la progettazione di un robot lunare affidata alle scuole del vecchio continente.
Su otto finalisti ben due sono italiani ed entrambi di Pisa: la Scuola Superiore Sant’Anna e l’Università di Pisa. Gli altri vincitori sono di Brema (Germania), Madrid (Spagna), Oulu (Finlandia), Surrey (Gran Bretagna) e Zurigo (Svizzera).
La finale si svolgerà il 24 e 25 ottobre in una zona imprecisata delle Canarie, scelta per essere molto simile alle zone da esplorare sul nostro satellite.

GOCE.
Nuovo ritardo per il lancio del satellite europeo GOCE (Gravity field and steady-state Ocean Circulation Explorer), evidentemente le riparazioni allo stadio orbitale del lanciatore sono più complesse del previsto.
La nuova data è il 10 novembre.

Odore di Spazio.
La NASA ha chiesto ad una azienda specializzata di produrre l’”odore dello spazio esterno”, quel particolare aroma che si sprigiona dalle tute dopo che sono rientrate da una attività extraveicolare. L’utilizzo sarà per permettere un maggior coinvolgimento durante gli addestramenti a Terra. Chi l’ha sentito, dice che assomiglia a carne alla brace e metallo surriscaldato...

ExoMars.
Il grande rover europeo che dovrà raggiungere Marte subirà molto probabilmente un nuovo rinvio della data di lancio di almeno 26 mesi (fino alla successiva finestra di lancio) attestandosi a gennaio 2016.

Concorso Lander Lunari.
Nove team con veicoli a propulsione a razzo si sfideranno il 24 e 25 ottobre per vincere il premio da 2 milioni di dollari messo in palio dalla NASA durante l’edizione 2008 del Northrop Grumman Lunar Lander Challenge.
I partecipanti dovranno far volare i loro veicoli simulando un decollo ed un atterraggio, ripetendo le operazioni entro un periodo di tempo limitato. La competizione avverrà all’aeroporto di Las Cruces in New Mexico e servirà per dimostrare le capacità di navigazione e controllo dei veicoli, ma soprattutto la possibilità di riutilizzare dei veicoli con propulsione a razzo.
Il premio viene dato dalla NASA come parte del programma Centennial Challenges e la X-PRIZE Foundation gestirà la competizione a costo zero per NASA, ricevendo il necessario supporto finanziario dagli sponsor, come la Northrop Grumman Corp. e lo stato del New Mexico.
Il Lunar Lander Challenge è una delle sette sfide tecnologiche della NASA. Il premio Centennial Challenge è offerto ad inventori privati che lavorano senza alcun supporto governativo ed è aperto a piccole aziende, gruppi di studenti o privati cittadini.

Phoenix – Sol 138, 139 e 140.

Il braccio robotico ha inserito con successo un campione nel forno numero sei del Thermal and Evolved-Gas Analyzer (TEGA) durante il Sol 137.
Il caricamento del forno sei è un “giro regalo” per Phoenix, dato che gli obiettivi di missione erano di riuscire a caricare ed analizzare almeno tre degli otto forni. Ad oggi sono state raddoppiate le richieste minime, con 6 forni utilizzati.
I piccoli forni del TEGA scaldano i campioni a circa 1000°C per “annusare” gli elementi e le sostanze man mano che evaporano. Le analisi dei dati raccolti proseguiranno nei prossimi mesi, dopo che la sonda avrà terminato il suo lavoro.
Intanto il Sole si alza sempre meno dall’orizzonte e in questa tarda estate marziana l’energia comincia a diventare preziosa.
"Il nostro team sta lavorando al massimo per poter utilizzare tutta l'energia ancora a disposizione", ha detto William Boynton della University of Arizona di Tucson. “Ogni volta che riempiamo un forno abbiamo la possibilità di conoscere qualcosa in più della geochimica di Marte”.

Dalla stazione meteo non arrivano informazioni di rilievo, se non dal sistema di rilevazione della velocità e direzione del vento. Durante il Sol 136 il vento era abbastanza costante da ovest a circa 25 km/h, ma durante il pomeriggio si è verificato un repentino cambiamento che è durato pochi secondi: una raffica da sud a 40 km/h. L’ipotesi più probabile è che un mulinello (dust devil) sia passato sopra Phoenix.
Non possono provocare danni e se tutto va bene potrebbe anche aver dato una pulita ai pannelli solari!

Per il microfono si deciderà la settimana prossima se e come utilizzarlo. Fa parte del sistema di ripresa della discesa, che doveva registrare le ultime fasi dell’ingresso atmosferico – sia in video che audio – ma era stato lasciato spento per evitare di interferire con le complesse operazioni dell’atterraggio. Data la leggera atmosfera marziana è difficile capire cosa riuscirà a sentire...

Nella prima immagine si vedono quattro degli otto forni del TEGA, numerati, da sinistra a destra come 7, 6, 5 e 4. Questa fotografia è stata ripresa durante il Sol 138 alle 15:03 ora locale, dopo che il braccio robotico ha caricato con il campione il forno numero sei.
Nella seconda una sequenza di 4 immagini della stessa zona in cui si vede un dust devil che si sposta da un estremo all’altro dell’inquadratura da destra verso sinistra. L’intervallo fra le immagini è di 50 secondi.

venerdì 17 ottobre 2008

Altri guai per Hubble - aggiornato.

I test principali sono andati tutti a buon fine, ma al momento di portare online i vari strumenti scientifici, due elementi hanno dato problemi. Non è ancora stato reso noto quali componenti siano, ma anche ad un secondo tentativo i problemi si sono ripetuti. Sono quindi stati riportati in "safe mode" per un’ulteriore ricerca guasti.
Appena ci saranno novità aggiornerò la situazione.

Aggiornamento.

Hubble: i tecnici verificano i nuovi problemi.

L’attivazione degli strumenti del telescopio spaziale Hubble è stata sospesa a seguito di due anomalie riscontrate ieri nei sistemi di bordo.
Il primo evento è avvenuto circa alle 13:40 (19:40 italiane) di giovedì quando la Advanced Camera for Surveys (ACS) ha sospeso le operazioni a causa dell’indicazione che un circuito di alimentazione della Solar Blind Camera non si è avviato.
Era la prima accensione della Solar Blind Camera dal guasto avvenuto al NASA Standard Spacecraft Computer, versione 1 (NSSC-1, il computer scientifico di bordo) il 27 settembre. Il Solar Blind Channel era l’unica parte in funzione di ACS dopo il guasto che nel 2007 aveva fermato la maggior parte dei componenti di ACS. La riparazione di questo componente è prevista nella STS-125.
Un primo briefing per discutere di questo problema è iniziato alle 17 di giovedì (23 italiane) e durante il briefing, un nuovo e totalmente imprevisto problema avveniva alle 17:14. Questo era un guasto al Science Instrument Command and Data Handling (SI C&DH) che causava l’interruzione del segnale di “keep-alive” del NSSC-1. Di conseguenza il computer principale HST486 interpretava l’interruzione del segnale come un errore alla sua Processor Interface Table (PIT) e quindi un fallimento del test di commutazione. L’assenza del “keep-alive” ha indotto HST486 a mettere in Safe Mode sia il computer scientifico che gli strumenti.
Il primo passo per capire la commutazione in “safe” è stato un salvataggio dello stato della memoria che è andato a buon fine. I dati dimostrano che questo guasto è diverso da quello di settembre.
Le prime indicazioni individuano un potenziale problema nel side B del Computer Processing Module (CPM-B) che non era ancora stato utilizzato da quando Hubble è in orbita.
Il computer di bordo sta intanto continuando ad eseguire comandi inviati dallo Space Telescope Operations Control Center (STOCC) al Goddard Space Flight Center e tutti i suoi sottosistemi appaiono in condizioni nominali.
L’investigazione sta continuando e le procedure per un eventuale utilizzo ibrido dei due canali (side A e side B) contemporaneo con porzioni del lato A interfacciate al lato B saranno testate al più presto nel Vehicle Electrical System Test (VEST), un simulacro fedelissimo di Hubble, presente in una camera bianca proprio a Goddard.
In una teleconferenza delle 22:00 italiane Jon Morse, direttore della Divisione Astrofisica del quartier generale NASA, ha detto “Il team operativo sta lavorando molto diligentemente per capire le cause e le possibilità da seguire.
A questo punto siamo abbastanza certi che non sia un errore di configurazione o di comando”.
“Ma del resto”, ha continuato, “non possiamo essere sicuri se è stato un transiente o un guasto hardware”.
“Abbiamo modificato un sacco di cose nella configurazione di Hubble”, ha detto Art Whipple, manager dell’Hubble Systems Management Office a Goddard. “E non era difficile aspettarsi dei problemi. Questo tipo di anomalia fa parte di quei casi per cui ci prepariamo negli addestramenti e quindi non ci coglie del tutto impreparati. Stiamo cercando di lavorare bene e ottenere ancora dei dati scientifici dal telescopio prima della missione di servizio di Atlantis. La squadra sa che si passerà il fine settimana al lavoro, ma ogni componente è cosciente che questa che stiamo correndo è una maratona, non uno sprint. È della massima importanza che le cose vengano fatte bene, piuttosto che presto”.

giovedì 16 ottobre 2008

Messenger News.

Poco dopo le 10:00 CEST del 15 ottobre, Messenger ha raggiunto la massima velocità relative al Sole. La sonda che è circa il 70% più vicina al Sole rispetto alla Terra sta sfrecciando a quasi 227'000 km/h (quasi 63 chilometri al secondo). A questa velocità il viaggio Terra-Luna durerebbe 1 ora e 42 minuti!
Nonostante tutto Messenger non è il veicolo più veloce in assoluto: il record spetta a Helios 2 che, lanciata il 15 gennaio 1976, ha raggiunto nell’aprile dello stesso anno la fantastica velocità di 70,22 chilometri al secondo.
A causa della traiettoria quasi perfetta assunta da Messenger il 6 ottobre, il Controllo Missione ha deciso di non eseguire alcuna correzione di rotta al checkpoint del 28 ottobre. La prossima manovra per la missione è prevista in due fasi, il 4 e l’8 dicembre prossimi venturi per indirizzare la sonda al terzo sorvolo previsto per il 29 settembre 2009.

Nella foto allegata un panorama totale di Mercurio ripreso dalla camera a largo campo da 27'000 km di distanza. Il cratere bianco quasi al centro dell’immagine è il cratere Kuiper che compariva al limite delle immagini riprese dal Mariner 10 negli anni ’70 del secolo scorso. Questo vuol dire che tutta la zona che va da Kuiper fino all’orlo in alto a destra del pianeta non era mai stata fotografata. Di tutta questa zona, l’elemento più curioso è l’enorme raggiera che si diparte dal cratere in alto che quindi dovrebbe risultare relativamente giovane.

Fonte: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington.

Buone notizie da Hubble.

Le complesse operazioni necessarie per la commutazione remota verso il “Side B” del circuito Science Data Formatter (SDF) contenuto nel Science Instrument Command and Data Handler (SIC&DH) sta procedendo senza intoppi.
I comandi di conversione vengono inviati progressivamente e si sta anche tentando di eseguire un ultimo tentativo di riavviare il “Side A”.
I contatti con il circuito primario sono stati ristabiliti ed ora si cerca di ottenere dati diagnostici sulle varie componenti direttamente dal Control Unit/Science Data Formatter (CU/SDF).
La conversione sta comunque avvenendo in maniera fluida e le risposte sono ottime. I dati inviati sono coerenti con le copie ricevute per il controllo incrociato e quindi il lavoro procede a gonfie vele.
Il “safe mode” è stato disattivato e i computer di bordo (che sono degli Intel 80486) sono tornati nel pieno controllo della situazione, eseguendo le molteplici procedure di riattivazione dei vari componenti, comprese le antenne ad alto guadagno.

La preoccupazione più grande è attualmente il pezzo di ricambio che sta presentando delle procedure sempre più complesse per la sua preparazione al volo. La sequenza di prove necessarie per la verifica, fra collaudi elettrici, vibrazionali e termici porteranno via dei mesi prima che lo si possa inviare al KSC per l’integrazione nel carico di Atlantis e quindi sta prendendo sempre più piede l’opzione dell’anticipo (anzi il mantenimento del programma originale) a febbraio per STS-119. STS-125 passerebbe quindi a maggio 2009.
La situazione è ancora molto incerta e notizie più chiare giungeranno a inizio novembre, quando si avranno informazioni concrete provenienti sia da Hubble che dal ricambio in fase di test.

mercoledì 15 ottobre 2008

1000 giorni verso Plutone.

La sonda Americana New Horizons compie oggi 15 ottobre i suoi 1000 giorni di viaggio nella sua via per raggiungere il pianeta, pardon, pianeta nano, Plutone ed ha raggiunto una distanza dal Sole superata finora da soli altri 4 manufatti umani: Pioneer 10 e 11 e Voyager 1 e 2.
È già oltre l’orbita di Saturno ed ha continuato ad accelerare fin da quel 19 gennaio 2006, quando ha lasciato la Florida. La sua attuale velocità eliocentrica (rispetto al Sole) è di 17,75 km/s mentre la sua distanza dalla nostra Stella è di 11,23 UA (Unità Astronomiche, pari alla distanza media Terra-Sole, cioè 149’597'870'691 m – circa 150 milioni di chilometri).
È poco oltre il primo terzo di viaggio, infatti il suo traguardo è a circa 32 UA dal Sole ed in tutto questo tempo non ha avuto molto da fare, se non dei periodici test di funzionamento e comunicazione.
L’unico evento un po’ importante, dopo l’incontro con l’asteroide 2002 JF56 che nel giugno 2006 ha permesso di calibrare l’inseguimento ottico di oggetti in movimento, è stato il sorvolo di Giove eseguito il 28 febbraio 2007 dopodiché la sonda ha esercitato le sue capacità ad eseguire rilievi e misurazioni fin quasi alla fine dell’anno scorso.
Il successivo periodo è stato di ibernazione, fino a questa fine 2008.
Attualmente è in corso l’Annual CheckOut 2, iniziato il 2 settembre e che durerà fino al 16 dicembre al quale seguirà un nuovo periodo di ibernazione fino alla fine dell’anno prossimo quando la ‘bella addormentata’ verrà risvegliata ed eseguirà la prima Dress Rehearsal, la “prova generale” delle attività della sonda. Saremo quindi al 40% circa del viaggio di 9 anni fino ai confini del Sistema Solare.
Nelle ultime cinque settimane, New Horizons sta sprofondando nelle tenebre che si estendono oltre Saturno ed ha ricevuto degli aggiornamenti a tutti e tre i suoi sistemi di controllo software: Command and Data Handling (C&DH - gestione di dati e comandi), Guidance and Control (G&C – controllo e navigazione) e Autonomy (autonomia - la parte di riconoscimento e correzione dei guasti e problemi). Questi aggiornamenti sono stati inviati via radio al veicolo per correggere diversi piccoli (e due abbastanza gravi) errori scoperti dopo il lancio ed aggiungere nuove capacità. Attualmente sia il C&DH che il G&C contengono già tutto il software, completo anche delle procedure dell’incontro con Plutone, mentre la parte Autonomy è circa al 95%. Il pregio maggiore di una missione così lunga è di poter lanciare la sonda con un software incompleto, ma che possa essere aggiornabile a piacere ed in sicurezza. Nei nove lunghi anni di viaggio sarà possibile stravolgere completamente la programmazione ottimizzandola con calma.
La cosa fondamentale in questi “trapianti di cervello” è che le procedure per eseguirli siano assolutamente a prova d’errore: un software caricato in modo errato potrebbe bloccare irrimediabilmente la sonda.

Anche per questa sonda il team ha un servizio di informazione “in tempo reale” su Twitter a questo indirizzo
www.twitter.com/NewHorizons2015

Buon viaggio New Horizons, hai ancora molta strada da fare...

Nell'immagine NASA/JPL una rappresentazione del transito della sonda nel sistema Plutone-Caronte.

STS-126 News 3.

Endeavour ha il cambio di rampa ancora previsto per il 25 ottobre, ma un tecnico durante un'ispezione ha notato una quindicina di piastrelle del TPS sporche di una sostanza ambrata sulla prua della navetta. La situazione è sotto osservazione e si spera che non siano perdite di carburante dai motori di manovra prodieri.

Intanto il carico è in preparazione avanzata, con il MPLM Leonardo ormai al limite del carico installabile a bordo.

In foto Leonardo quando ha fatto la prima missione verso la ISS a bordo del Discovery nel 2001 per la STS-102.
Fonte: NASA.

Hubble News.

Dopo due settimane di discussioni, i responsabili della NASA hanno deciso di accelerare i tempi per risvegliare il telescopio spaziale Hubble dal letargo.
Oggi, mercoledì 15 ottobre alle 12:00 (italiane), una cinquantina di tecnici del Goddard Spaceflight Center di Greenbelt, inizieranno le operazioni di riattivazione, dopo 18 anni, del Side B del Science and Data Formatter che coinvolge almeno 6 sottosistemi vitali del telescopio. Il momento più critico sarà fra le 14:30 e le 17:00 dopodiché sapremo se Hubble ce l’ha fatta.
Occorre dire che lo spazio è un ottimo luogo dove conservare le attrezzature, perché in microgravità e senza atmosfera ci sono decisamente meno possibilità di contaminazioni o corrosioni.
Al termine delle operazioni verrà risvegliato il controllo di bordo dal “coma tecnologico” in cui è stato indotto. In questo caso la risposta del sistema confermerà l’avvenuto ripristino e si potrà iniziare con tutti i test diagnostici che porteranno la ripresa delle attività per venerdì mattina. Se la risposta sarà un “safe mode”, allora Hubble potrà al massimo eseguire rilevazioni di astrometria con i sensori di guida, dato che la parte di autodiagnosi ed assetto è ancora attiva.
La missione di manutenzione è ancora prevista per febbraio e pare ancora fattibile per il 17 di quel mese. Di fatto saranno anche cruciali i test sull’unità di scorta recuperata nei magazzini NASA. Stanno infatti per iniziare i test di vibrazione, Termovuoto ed elettromagnetici che daranno ai tecnici, entro i primi di novembre, il quadro preciso della situazione.

Nell'immagine: Hubble in orbita.
Fonte: NASA.

martedì 14 ottobre 2008

Phoenix – Sol 135, 136 e 137.

Durante l’ultimo fine settimana, Phoenix ha superato con successo una tempesta di polvere che ha temporaneamente diminuito la potenza generata dai pannelli solari ed ora il team scientifico ha ripreso gli studi della pianura che circonda la sonda.
L’incremento dell’opacità atmosferica provocato dalla tempesta ha diminuito la produzione energetica di bordo e di conseguenza il team di Terra ha dovuto interrompere quasi completamente le attività scientifiche nei Sol 135 e 136 della missione, compreso la raccolta di dati dagli strumenti e laboratori di bordo.
La tempesta di 37'000 chilometri quadrati si è spostata da ovest a est e si è indebolita parecchio prima di raggiungere il lander. Questa debole tempesta ha quindi lasciato Phoenix in condizioni decisamente migliori di quello che si temeva ed ora la sonda sta sfruttando appieno l’energia disponibile per analizzare campioni, raccogliere dati atmosferici e proseguire tutte le attività che l’inverno renderà impossibili.
“L’energia sta diventando un problema”, ha aggiunto Ray Arvidson della Washington University di St. Louis, “ed è indispensabile che tutte le attività vengano pianificate con cura”.
Il team di Phoenix ha seguito l’evoluzione della tempesta di polvere durante l’ultima settimana per mezzo di immagini riprese dal Mars Color Imager del Mars Reconnaissance Orbiter. I tecnici responsabili dell’Imager hanno stimato che dopo il passaggio della tempesta, la polvere in sospensione nell’atmosfera tenderà a depositarsi completamente nel giro di una settimana.
Questa tempesta è una prima avvisaglia del clima a cui Phoenix andrà incontro nei prossimi mesi e sarà un aumento continuo di tempeste, brine mattutine e nubi di vapore acqueo.
“Puntiamo comunque a raccogliere ancora molte informazioni sul comportamento del clima in questa stagione di transizione verso il gelido e buio inverno”, ha concluso Arvidson.

Nell’immagine si vede molto bene la calotta polare che sta rapidamente crescendo di dimensioni e sono evidenziate le posizioni di Phoenix e della tempesta che l’ha appena superata, spostandosi, rispetto alla calotta polare stessa, in direzione antioraria.

Soyuz attraccata.

Alle 10:26 di questa mattina la Soyuz TMA-13 ha attraccato al molo Zarya della International Space Station.
Dopo circa un'ora è stato aperto il boccaporto e i tre componenti dell'equipaggio sono così potuti salire a bordo della stazione dopo il tradizionale suono della campana di benvenuto.
Nei prossimi giorni verrà eseguito il passaggio delle consegne fra la Expedition 17 e la 18, dopodiché la Soyuz TMA-12 potrà rientrare a Terra.

In foto la capsula poco prima dell'attracco alla ISS mentre passa sotto l'ombra della enorme Stazione Spaziale.
Fonte: NasaTV.

lunedì 13 ottobre 2008

STS-125 News 18.

Settimana decisiva per il salvataggio di Hubble: stabilito che il circuito primario di trasmissione dei dati è definitivamente guasto, si spera che il circuito di riserva riesca a funzionare. A Terra le disquisizioni sul pezzo di ricambio si sprecano e si attende con impazienza il collaudo.
Intanto Atlantis dovrebbe rispettare il 20 ottobre come data per il ritorno al VAB e l'equipaggio chiede più tempo per l'addestramento. La data di partenza del 12 febbraio è già slittata al 17 febbraio, con la LON-401 (Discovery) al 24 febbraio.
Tutte queste date verranno comunicate ufficialmente in un meeting in programma il 2 novembre.

domenica 12 ottobre 2008

Phoenix – Sol 133 e 134.

A causa della diminuzione dell’irraggiamento solare, Phoenix dovrà interrompere l’uso del braccio robotico entro fine ottobre e quindi il tempo inizia a scarseggiare.

Per quanto riguarda la sopravvivenza di Phoenix all’inverno marziano, è stata fatta la domanda diretta a Barry Goldstein, Project Manager della sonda presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.
“Sarei felicissimo di sentire una trasmissione da Phoenix dopo l’inverno, ma lo trovo molto, molto improbabile”, ha detto Goldstein.
E il motivo è semplice: la sonda attraverserà delle condizioni climatiche molto più estreme di quelle per cui è stata progettata.
La formazione del ghiaccio di anidride carbonica è uno dei problemi. “Durante i collaudi a Terra mi sono sempre opposto alla prova di resistenza da copertura con ghiaccio di CO2”, ha aggiunto Goldstein. E questo perché non si sarebbe potuta modificare la sonda per resistere a quella prova.
Non c’è comunque bisogno di rimanere sepolto nel ghiaccio secco per rischiare di non riavviarsi, infatti la sonda ha molti riscaldatori a bordo che sono stati utilizzati anche in piena estate. “Le schede elettroniche di bordo di Phoenix sono ottimizzate per funzionare al meglio intorno ai -40°C e quindi temperature notturne estive di -70°C necessitano già di riscaldamento”.
Continua Goldstein: “Normalmente i componenti, così come i circuiti stampati reggono fino a temperature comprese fra i -100 e i -125°C oltre le quali inizia il processo di vetrificazione. Questo fenomeno è simile ad un oggetto di gomma che, una volta congelato, diventa duro e fragile come vetro, ma contemporaneamente inizia a fessurarsi e a spaccarsi”.
“Se i componenti elettronici di Phoenix inizieranno a spaccarsi, sarà molto improbabile che la sonda riprenda a funzionare, anche se e quando i pannelli solari ricominceranno a produrre energia”, ha concluso Goldstein.
“Le temperature a cui andrà incontro Phoenix senza alcun riscaldatore sono ben difficili da immaginare! È una fantastica missione, ma ci stiamo inesorabilmente avvicinando alla sua fine”.

Nella prima foto, ripresa dal Surface Stereo Imager nel Sol 131, si intravede il riflesso azzurrognolo della brina mattutina che è presente praticamente ovunque, a perdita d’occhio. E col passare dei Sol sarà costantemente in aumento.

Nella seconda foto è ripreso l’illuminatore a led montato sulla pala del braccio robotico.

Lancio Soyuz.

La Soyuz TMA-13 è partita questa mattina dal cosmodromo di Baikonur, portando in orbita 2 componenti dell'equipaggio per la ISS ed un turista che ha pagato un biglietto di 30 milioni di dollari.
Partendo dalla stessa rampa utilizzata da Gagarin quasi cinquant'anni fa, il vettore si è staccato da Terra alle 9:01:29 ora italiana e nove minuti dopo, la capsula entrava nell'orbita prevista.
La Soyuz eseguirà l'attracco con la ISS alle 10:30 italiane (CEST) di martedì 14 ottobre. Da quel momento si potrà eseguire il passaggio di consegne alla Expedition 18, mentre il rientro per la Expedition 17 sulla Soyuz TMA-12 avverrà il 23 ottobre.
Garriott, il turista, resterà quindi solo una decina di giorni sulla ISS e dopo essere salito su una Soyuz, scenderà con un'altra, quella che è ormeggiata alla stazione da marzo scorso.

In foto, la Soyuz mentre sale nel cielo pomeridiano del Kazakhstan.
Foto: NasaTV.

sabato 11 ottobre 2008

Soyuz TMA-13.

Parte domattina alle 9:01 italiane da Baikonur la Soyuz TMA-13 con 3 cosmonauti a bordo.
Fanno parte del “primo turno” della Expedition 18 che sarà al comando della ISS per i prossimi sei mesi.
L’equipaggio è composto da Richard Garriott (Turista), Yuri Lonchakov (Comandante), Michael Fincke (Ingegnere di volo). Richard Garriott è figlio di Owen Garriott astronauta che ha volato sull’Apollo della missione Skylab III e sullo Shuttle Columbia durante la STS-9, ma forse è più famoso come ideatore di videogame, fra cui tutta la serie “Ultima” di grande successo.

La Expedition 17 è quindi agli sgoccioli e Garriott rientrerà a Terra con la Soyuz TMA-12 con Sergei Volkov e Oleg Kononenko, mentre Gregory Chamitoff, restando a bordo, darà continuità all’equipaggio residente.

Questa la sequenza di operazioni prevista.
12 ottobre 2008 – Ora italiana, CEST
03:01......batterie installate nei booster
03:01......l’equipaggio arriva al sito 254
03:31......'go' della Commissione di Stato
04:01......inizio caricamento serbatoi
04:11......vestizione equipaggio
05:01......caricamento ossigeno liquido nei Booster
05:21......l’equipaggio incontra le delegazioni
05:56......rapporto alla commissione di stato
06:01......trasferimento alla torre di lancio
06:01......caricamento ossigeno 1°/2° stadio completato
06:21......l’equipaggio arriva in rampa
06:26......equipaggio entra nel modulo orbitale
06:56......equipaggio nel modulo di rientro
07:16......test del modulo di rientro – tute ventilate
07:31......chiusura e test del portello
08:01......preparazione del veicolo di lancio, attivazione giroscopi
08:16......apertura della struttura di servizio del pad
08:21......verifica perdite delle tute, test veicolo di lancio completato
08:31......sistema di fuga d’emergenza armato
08:36......torre di servizio retratta
08:46......termine controllo tenuta tute, sistema di fuga su automatico
08:51......giroscopi liberi, registratori di bordo attivati
08:54......operazioni prelancio complete
08:55......operazioni finali di conteggio su automatico
08:55......torre di lancio e veicolo, pronti
08:56......sistemi di bordo su controllo locale
08:56......controlli del comandante attivati, giù le visiere
08:56......chiave di lancio inserita nel bunker di lancio
08:58......spurgo dell’azoto nella camera di combustione
08:58:59...inizio pressurizzazione dei propellenti dei booster
08:59:14...fine alimentazione del propellente da Terra
09:00:29...veicolo su alimentazione interna, rilascio prima torre di lancio
09:00:49...separazione alimentazione da 3° stadio
09:01:09...inviato comando di lancio, accensione motori
09:01:14...separazione seconda torre ombelicale
09:01:19...turbopompe motori a velocità di crociera
09:01:24...motori a massima spinta

09:01:29...DECOLLO

09:02:39...Velocità 1,750 km/h
09:03:27...Stadio 1 separazione booster
09:03:29...Velocità 5,350 km/h
09:04:09...separazione torre di fuga
09:06:27...separazione secondo stadio a 170 km
09:08:59...Velocità 21,500 km/h
09:10:29...spegnimento terzo stadio; separazione Soyuz
12:36......DV1, accensione (dV: 70.7 km/h)
13:28......DV2, accensione (dV: 27.2 km/h)

Notizie varie.

Cassini.
Come ha detto Shadan Ardalan, navigatore della sonda Cassini, il sorvolo di Encelado eseguito ieri dalla sonda è stato come un lancio con il bungee-jumping.
La discesa a soli 25000 metri di quota sopra la luna di Saturno ha permesso di raccogliere una enorme mole di dati, sia sulla superficie che sulla “atmosfera” che circonda Encelado. Ora i dati stanno giungendo a Terra e verranno poi analizzati con estrema precisione.
Il prossimo sorvolo di questo satellite avverrà il 31 ottobre da 200km di distanza.
Nell'immagine allegata, una delle foto arrivate Terra (fonte: JPL).

MSL.
La NASA ha deciso di cercare gli oltre 200 milioni di dollari necessari per proseguire con il progetto Mars Science Laboratory. Con una spesa già effettuata di circa 1,5 miliardi di dollari, l’ambiziosa missione prevede l’invio su Marte di un grande rover con un laboratorio scientifico completo a bordo. Se non dovesse arrivare uno stanziamento aggiuntivo, la NASA si troverà costretta a tagliare o ritardare altre missioni minori.
Del peso di quattro volte superiore rispetto a Spirit e Oppy, MSL dovrà approfondire le ricerche finora eseguite sul Pianeta Rosso.
L’obiettivo è riuscire a preparare il rover per la prima finestra di lancio disponibile, cioè la fine del 2009. Le date sono comprese fra il 15 settembre ed il 15 ottobre dell’anno prossimo e il lancio dovrebbe avvenire dalla rampa 41 della Cape Canaveral Air Force Station per mezzo di un vettore Atlas V.

Hubble.
Il ricambio, rimasto negli ultimi 18 anni al Goddard Space Flight Center, sta per essere installato nel simulatore a Terra per un test completo. Pare che purtroppo sia stato già testato nel 1990 e nel 2001 e che non abbia funzionato a dovere. La causa dei malfunzionamenti dovrebbe risiedere nei banchi di memoria CMOS non affidabili. Questo test, che dovrebbe iniziare entro il 20 ottobre prossimo, dovrebbe chiarire la situazione. Intanto per mercoledì prossimo dovrebbe essere terminata la conversione dal circuito principale guasto a quello ausiliario.

Atlantis STS-125.
La struttura rotante sulla rampa 39/A è stata aperta e quindi il carico di Atlantis è già stato rimosso dalla rampa stessa. La data di lancio, prevista per il 12 febbraio, pare già modificata per il 17 febbraio, ma tutta la missione dipende dalle possibili soluzioni provenienti dai test e dalle operazioni in corso per Hubble.
Nella peggiore delle ipotesi si dovrà sospendere la missione fino a data da destinarsi.

Mars Odyssey cambia orbita per l'estensione della missione.

La sonda, in orbita marziana dal 2001, ha ottenuto una nuova estensione della missione (la terza) fino al settembre 2010 e sta eseguendo una correzione d’orbita per migliorare il rendimento della THEMIS (THermal EMission Imaging System), la telecamera ad infrarossi, che si troverà così a riprendere immagini a metà pomeriggio invece del tardo pomeriggio. In questo modo le immagini potranno beneficiare di un maggior contrasto grazie al maggiore calore della zona sondata e quindi raccogliere maggiori indizi sui componenti della superficie.
Il precedente profilo orbitale tendeva a mantenere un compromesso fra il THEMIS e il Gamma Ray Spectrometer. Odyssey è in un’orbita eliosincrona, in modo da fotografare la superficie sempre alla stessa ora locale.
Il 30 settembre sono stati accesi i motori della sonda per 6 minuti e questa manovra è la più importante eseguita dal 2002 ad oggi. Grazie alla spinta ottenuta, il passaggio verrà anticipato di circa 20 secondi al giorno e l’attuale passaggio delle 17 locali verrà anticipato fino alle 14:30-15:00. Con una manovra correttiva da eseguirsi nel tardo 2009 si ristabilizzerà l’orbita per interrompere lo slittamento d’orario. Al JPL calcolano che il carburante ancora presente a bordo permette tranquillamente il funzionamento almeno fino al 2015.
Il Gamma Ray Spectrometer sarà quindi svantaggiato a causa del surriscaldamento di alcuni componenti, mentre altri (come il Neutron Spectrometer e l’High-Energy Neutron Detector) dovrebbero continuare a funzionare. Questo strumento ha rilevato in modo esteso il ghiaccio d’acqua presente sotto la superficie delle zone polari ed ha dato forti incentivi alla preparazione di Phoenix Mars Lander, missione che ha poi confermato le sue scoperte. Fra le mappe rese possibili dal Gamma Ray Spectrometer ci sono la distribuzione globale di diversi elementi, come ferro, silicio e potassio, che erano fra gli obiettivi principali della seconda estensione della missione.
D’altro canto il miglioramento delle prestazioni di THEMIS, potrà ottenere una mappatura precisa della distribuzione superficiale dei minerali e grazie a riprese angolate (non effettuate direttamente verso il basso come avviene ora) ottenere delle immagini stereoscopiche della superficie del pianeta.
Mars Odyssey proseguirà inoltre il suo lavoro di ripetitore verso Terra dei segnali provenienti dalle missioni sulla superficie di Marte, sia i MER Spirit ed Opportunity che Phoenix. Infatti quasi tutti i dati ricevuti dai MER sono passati attraverso Odyssey.

La missione Mars Odyssey, lanciata nel 2001, è gestita dal JPL, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, per conto del Science Mission Directorate della NASA a Washington. Lockheed Martin Space Systems di Denver è il primo appaltatore del progetto ed ha costruito la sonda.
Gli studiosi della Arizona State University di Tempe, seguono il Thermal Emission Imaging System. Gli studiosi della University of Arizona di Tucson, guidano le operazioni del Gamma Ray Spectrometer. Partner scientifici sono presenti alla Russian Aviation and Space Agency, che ha fornito l’High-Energy Neutron Detector e ai Los Alamos National Laboratories nel New Mexico, che hanno fornito il Neutron Spectrometer.

venerdì 10 ottobre 2008

Intermediate eXperimental Vehicle.

È un progetto europeo per un veicolo sperimentale che permetterà il rientro dall’orbita. Non è una capsula e neanche una navetta, ma un corpo portante, cioè una specie di fusoliera senza ali che può essere lanciata come carico in un vettore tradizionale, comportarsi in orbita come un qualsiasi altro veicolo spaziale, rientrare in assetto planato, ma atterrare con il paracadute come una capsula.
Questa versione intermedia permetterà di sperimentare i sistemi, le tecnologie, ma soprattutto le problematiche del rientro come corpo portante e gettare le basi del programma di preparazione dei lanciatori futuri (il Future Launchers Preparatory Programme dell’ESA)
Lo scopo principale è quindi il progetto, lo sviluppo, la costruzione e la verifica a terra ed in volo di un sistema autonomo europeo per l’invio e il rientro aerodinamico controllato.

Fra le problematiche più critiche da affrontare bisogna notare:
• Strumentazione avanzata per l’aerotermodinamica
• Protezione termica
• Navigazione, avionica e controllo del volo con combinazione di jet e flaps

Lo sviluppo di IXV è in corso e nel prossimo novembre ci sarà la definizione delle caratteristiche per permettere inizio della produzione vera e propria dall’inizio del gennaio 2009.
IXV verrà lanciato dallo Spazioporto di Kourou nella Guiana Francese nel 2012 per mezzo di un vettore Vega. Dopo il rientro e la discesa dolce appeso ad un paracadute nell’Oceano Pacifico, verrà analizzato a fondo per verificarne il comportamento dinamico.

Nell'immagine la simulazione del rientro in atmosfera.
Fonte: ESA.

giovedì 9 ottobre 2008

Messenger, record di precisione.

Il passaggio radente di Messenger su Mercurio ha stabilito un record di precisione.
Dopo un viaggio di 668 milioni di chilometri, la sonda ha sbagliato il punto di passaggio di soli 600 metri.
Invece di passare a 200 km dalla superficie del piccolo pianeta, è passata a 199,4 km.
Un errore inferiore a 1 su un miliardo, complimenti!

In foto un'immagine del cratere Vivaldi, una caldera a doppio anello di 213 km di diametro. Si notano le lunghe ombre proiettate dai monti perimetrali grazie al Sole radente.

Fonte: NASA.

mercoledì 8 ottobre 2008

Phoenix – Sol 126-132.

Mentre l’autunno si avvicina sulla pianura settentrionale di Marte, Phoenix è impegnata a scavare nel suolo del paneta rosso e a inserire i campioni negli strumenti che ha a bordo.
Durante le ultime due settimane, il braccio robotico lungo quasi 2,40 metri ha spostato di circa 40 centimetri una roccia soprannominata “Headless”. Ha poi raccolto un campione di terreno che stava sotto quella pietra e l’ha inserito in entrambi i microscopi di bordo, quello ottico e quello a scansione.
Gli scienziati stanno conducendo le analisi di questi campioni (chiamati “Galloping Hessian”) e l’attenzione è alta perché potrebbe essere presente un’alta concentrazione di sali.
“Quando l’acqua evapora negli ambienti artici o desertici terrestri, lascia dietro di sé i sali che possono essere trovati sotto o intorno alle rocce”, ha detto Diana Blaney scienziata del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. “È per quello che vogliamo studiare la zona sotto il sasso, per vedere se c’è un’alta concentrazione di sali”.
Altri scavi sono in corso. Gli scienziati vogliono analizzare uno strato ghiacciato duro presente sotto la superficie e scavare fino al substrato gelato al disotto della roccia per avere indizi sui processi che modificano il ghiaccio stesso.
Così il braccio robotico ha approfondito uno scavo soprannominato “La Mancha” per cercare di vedere quanto è profondo lo strato ghiacciato. Il team di Terra prevede di effettuare uno scavo di traverso su alcuni degli scavi esistenti, sperando di rivelare una sezione trasversale, il profilo, dello strato ghiacciato.
“Ci piacerebbe vedere come varia il ‘tavolo’ di ghiaccio intorno alla zona di lavoro in base alle differenti topografie e al variare delle caratteristiche superficiali, come rocce e terreni diversi”, ha detto Mike Mellon della University of Colorado di Boulder. “Speriamo di capire meglio come la profondità del ghiaccio sia controllata dai processi fisici e vedendo come varia questa profondità potremo comprendere da dove proviene il ghiaccio”.
Durante il Sol 128 il braccio robotico ha eseguito un nuovo prelievo dallo scavo “Snow White” e lo ha inserito in uno dei forni del TEGA per la successiva cottura.

La missione Phoenix, inizialmente prevista su una durata di tre mesi, è ora nel suo quinto mese e mentre l’autunno si avvicina la stazione meteorologica rileva una nuvolosità diffusa e le temperature stanno scendendo in conseguenza della luce diurna in diminuzione.
In conclusione Phoenix affronta una diminuzione nell’energia solare disponibile proporzionalmente alla discesa del Sole verso l’orizzonte.
Gli ingegneri sperano che queste perdite di potenza possano essere contenute nelle prossime settimane, ma con l’avanzare delle tenebre vedremo Phoenix trasformarsi prima in una semplice stazione meteo ed infine interrompere tutte le attività entro la fine dell’anno.

In foto 4 degli 8 fornetti per l'analisi del terreno ormai tutti aperti.

16 anni fa, Peekskill.

Domani è il sedicesimo anniversario di questa curiosità.

Peekskill è una cittadina dello stato di New York, negli Stati Uniti.
Il 9 ottobre del 1992, alle 23:48 UTC, un bolide verdastro di magnitudine -13 (più luminoso della Luna Piena) attraversa i cieli in direzione est-nordest per circa 40 secondi e quasi 800 km e viene videoripresa da ben 16 persone indipendentemente l'una dall'altra.
La velocità d'ingresso atmosferico era circa di 14,7 km/s ed il punto d'ingresso si trovava a 46'600 m di quota.
Ad una altezza di circa 41'500 metri si verificava una intensa frammentazione e diversi pezzi si allontanavano fra loro (prima foto). Il peso dell'oggetto all'inizio venne stimato in circa 25 tonnellate e dopo questa prima esplosione il frammento più grande pesava ancora circa 15 tonnellate.
A 36'400 metri di quota un altro potente lampo luminoso determina il rilascio di migliaia di frammenti minori e testimoni oculari hanno sentito distintamente un rumore prolungato, una specie di crepitìo che è durato almeno 10 secondi ed è iniziato dopo i frazionamenti dell'oggetto.
Molti piccoli frammenti di roccia si sono sparsi sulla zona di Peekskill, ma la seconda immagine che accompagna questa notizia visualizza dove è caduto il pezzo più grande che è stato ritrovato, pesante circa 12,4 kg.
Vedere un bolide di questo tipo dev'essere un'esperienza unica, ma che ben 16 persone l'abbiano ripreso è effettivamente un record che ha permesso di studiare con molta precisione il comportamento di questo oggetto in atmosfera.

La grande soddisfazione degli studiosi che hanno potuto approfondire questi dati non sarà certo stata condivisa dal proprietario della vettura centrata in pieno dal grande frammento finale...

Immagini: S.Eichmiller - NASA.

Saturno spettacolare.

La sonda Cassini, nel suo continuo peregrinare nel sistema di Saturno, ha ripreso l’immagine di Encelado qui allegata (Fonte: JPL).
Cassini ci ha ormai abituato a queste immagini mozzafiato, ma ogni volta che ne arriva una nuova, è sempre un’emozione diversa.
In effetti Saturno, con i suoi anelli e la sua miriade di satelliti (siamo a 57, ma ogni tanto ne sbuca fuori uno nuovo) è continuamente circondato da fenomeni celesti: eclissi, occultazioni, entrata ed uscita dalle ombre e panorami spettacolari.
In tutto questo susseguirsi di eventi, domani ci sarà un volo radente per la sonda, ma definirlo solo radente è un eufemismo...
Cassini passerà a fianco di Encelado (sesta per dimensioni fra le lune del pianeta - 499 km di diametro) a soli 25 km di distanza.
Nel 2005 la sonda scoprì dei geyser vicino al polo sud del satellite e quindi un passaggio così ravvicinato potrebbe intercettare il flebilissimo involucro di gas, vapori e polveri che pare avvolga Encelado.
Cassini farà un nuovo passaggio ravvicinato con questa luna il 31 ottobre, passando a circa 200 km di distanza.